Bullismo e cyberbullismo: due facce della stessa medaglia?

Sempre più spesso ormai si sente parlare di bullismo e di cyberbullismo, due aspetti che sembra siano strettamente correlati. Ma per evitarne i rischi che ne derivano, sarebbe opportuno fare un po’ di chiarezza in merito.

Bullismo e nuove generazioni

Difatti, il bullismo potremmo dire che esista da sempre. Il fenomeno è però in costante aumento e può, come studi più recenti hanno dimostrato, anche portare a conseguenze molto gravi per chi effettivamente ne è vittima. La premessa essenziale è che la nascita del bullismo online sia, invece, legata ad uno sviluppo di strumenti tecnologici e digitali.

Le nuove generazioni oggi vivono in una società dipendente per gran parte dalle tecnologie e da Internet, tanto che possono ritrovarsi a diverse difficoltà. È difficile, in primis, distinguere il reale dal virtuale: ciò che avviene in rete non è reale, ma è vero però che il virtuale influenza notevolmente la vita reale. Il cyberbullismo si inserisce in questa ottica particolare: può rappresentare il pericolo più grande non solo per l’incolumità fisica della vittima ma anche mentale. Si sbaglia, quindi, a pensare che Internet sia un mondo in cui essenzialmente si possano seguire le serie TV o giocare al blackjack online soltanto, ma bensì ci sono molti aspetti estremamente sfaccettati.

Cyberbullismo: cosa si intende?

Quando parliamo di cyberbullismo non necessariamente facciamo riferimento al concetto di bullismo già noto. Questo fenomeno si palesa in maniera più importante in ambito scolastico: quindi, azioni intimidatorie che possono sfociare anche in violenze fisiche e che possono vedere protagonisti gruppi di persone o singole persone, ai danni di una vittima. Generalmente, quindi, i soggetti coinvolti sono adolescenti o comunque bambini: per di più parliamo di persone deboli o sensibili.

Allo stesso modo, il cyberbullismo identifica una molestia con la differenza però che viene perpetrata a mezzo Internet. Difatti parliamo, in tal caso, di un attacco che può essere ripetuto e continuo, molto offensivo e sistematico, ai danni di una vittima per mezzo della rete. È la forma oggi più diffusa di bullismo. La cosa che accomuna entrambe le attività è che si sviluppano attraverso azioni ripetute nel tempo non una tantum.

Legge italiana

Cosa prevede la legge italiana per tutelare le vittime? Dobbiamo entrare nel merito della legge 29 del 2017, la quale si pone come obiettivo principale proprio quello di contrastare il fenomeno del cyberbullismo. In particolare, parliamo di azioni di carattere preventivo e con funzione di tutela dei minori coinvolti (sia per quanto riguarda le vittime che i responsabili).

Chi sono i cyberbulli?

Quando parliamo di cyberbulli facciamo essenzialmente riferimento ad una figura ben definitiva. Di solito sono compagni di classe della vittima o frequentanti dello stesso istituto scolastico. Si tratta di ragazzi o adulti che sono potenzialmente attivi non solo nell’ambito scolastico. D’altronde, se il bullismo si palesa essenzialmente in quel contesto, il piano d’azione dei cyberbulli è illimitato: parliamo della rete.

Oltre a ciò, pensiamo al fatto che il bullo agisce generalmente solo durante l’orario di scuola, mentre il cyberbullo può essere attivo potenzialmente H24. Se il bullo è identificabile, inoltre, ciò non è assicurato per i cyberbulli: questi possono essere molto difficili da scovare.

A parte questo, va detto che i cyberbulli sono caratterizzati da differenti specificità. Ad esempio, alcuni agiscono tramite l’azione di Flaming, ovvero di messaggi volgari che sono palesati su forum o discussioni sui social. Altri, invece, possono attuare delle vere e proprie molestie, come nel caso di Harassment, inviando messaggi di insulti in maniera ripetuta. Non è rara poi l’azione di denigrazione, inviando messaggi a più destinatari per minare la reputazione della vittima.

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